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IL CORPO OLTRE LA
DISCIPLINA |
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DALL' ISTITUTO
COMPRENSIVO "UNGARETTI" DI CATANIA |
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E’
il titolo dato insieme
agli alunni di una mia classe al percorso che spero di riuscire a
portare avanti nei prossimi mesi. Infatti ho sentito il bisogno di
mettere in atto gli imput ricevuti durante il corso, con una prima
media un po’ particolare, la classica classe da cui dopo un’ora di
lezione si esce sconvolti e non solo per un problema di educazione. Ho
cercato di individuare il problema principale, a parte la vivacità e
la poca scolarizzazione, e credo che sia l’incomunicabilità: ognuno
di loro è un pianeta a sé, che disegna e segue la sua orbita senza
considerare l’esistenza delle altre orbite. ‘E
un caos pazzesco: si parlano tutti addosso, mal sopportano la
vicinanza degli altri (specialmente di alcuni), se sono seduti non
hanno pace, se sono in movimento fanno di tutto per dare fastidio al
movimento degli altri. Ognuno pretende l’attenzione su di sé, ma
non è disposto ad averne per gli altri.
Così ho deciso che delle due ore settimanali di educazione
fisica una potrebbe avere un taglio diverso; certo sarà dura perché
la maggioranza vorrebbe solo giocare a calcio, e qualcuno mi dice che
“facemu i cosi de’ malati ! “ , ma pian piano spero di
portarli per mano verso un modo di porsi più sereno e una capacità,
seppur minima, di comunicare con se stessi e con gli altri.
Sicuramente il mio obiettivo è pretenzioso, ma penso che per poter
raggiungere dei risultati bisogna sempre avere molta fiducia in quello
che si fa. Finora
abbiamo fatto in questo senso tre lezioni, di cui due in palestra
(sempre nel giorno in cui in palestra non ci sono altre classi) e una
in classe, ed è mia intenzione documentarvi su queste e sulle
prossime per farvi partecipi del percorso e, possibilmente, leggere le
vostre impressioni e i vostri suggerimenti; anzi se il rapporto con i
ragazzi andrà nella direzione che spero, mi piacerebbe fare partecipi
loro di questa mia esperienza telematica e creare il documento da
inviare insieme alla classe stessa. Il
primo giorno, senza dare loro molte spiegazioni, ho dato inizio alla
lezione con la presentazione in cerchio e la stretta di mano,
naturalmente anche questo tipo di comunicazione è stata difficoltosa,
o veniva interrotta perché ignorata o il messaggio di partenza veniva
sopraffatto da altre strette di mano improvvisate creando il caos. Ho
cercato poi di lavorare sul respiro, ma era un continuo ridacchiare e
disturbare quei pochi che ci provavano cercando di estraniarsi; è
andata un poco meglio con la bolla di sapone non considerando quelli
che preferivano l’autoscontro. La cosa che mi ha stupito, comunque,
è stato che al ritorno in classe,proprio uno di quelli che si erano
comportati peggio, ha raccontato con entusiasmo alla collega di
italiano l’esperienza che avevano fatto senza tralasciare nulla. La
seconda volta ho deciso di iniziare con il movimento libero per poi
ritornare agli esercizi statici della lezione precedente: è andata
meglio! Usando come sottofondo una musica molto allegra ho detto loro
di muoversi liberi in tutte le direzioni e lo hanno fatto senza
scontrarsi (chissà che non comincino a capire che bisogna rispettare
le orbite degli altri!). All’esercizio della stretta di mano ne ho
aggiunto uno mutuato dal mimo: sempre in cerchio e tenendosi per mano
dovevano passarsi un sorriso. Questa cosa ha avuto successo, dopo le
prime risatine di imbarazzo e finta critica si sono lasciati andare in
sorrisi sinceri e, tornati in classe ciò che ha avuto più riscontro
è stato proprio il piacere di aver sorriso agli altri. Sabato
abbiamo svolto la lezione in classe, ho detto loro della mia
intenzione di creare un cartellone su cui annotare man mano
l’esperienza che porteremo avanti, ho spiegato inoltre che questo
sarà come un diario di viaggio: il nostro viaggio verso la
comunicazione. Così
abbiamo iniziato il nostro diario dicendo chi siamo:
siamo un gruppo di ragazzi (qualcuno ha avuto da ridire
sulla parola gruppo), e ognuno di loro è stato invitato a indicare un
aggettivo sul loro gruppo, tra tutti abbiamo scelto i quattro più
azzeccati. Quindi tutti, anche io, hanno dovuto descrivere il gruppo
con una immagine figurata, le abbiamo scritte tutte ed è mia
intenzione nel tempo fargliele rappresentare attraverso il disegno e
attraverso la drammatizzazione. Per
adesso mi fermo qui, non so ancora di preciso cosa farò la prossima
volta, preferisco decidere a seconda di come reagisce la classe una
volta iniziata la lezione; aspettando qualche vostro intervento vi do
appuntamento tra circa quindici giorni. Angela Foresta |